The Autopsy of Jane Doe: recensione

 The Autopsy of Jane Doe: recensione


Nazione
USA

Anno
2016

Regia
André Øvredal


Sceneggiatura
Ian Goldberg, Richard Naing


Produzione
42, IM Global, Impostor Pictures


Cast
Emile Hirsch, Brian Cox, Ophelia Lovibond, Olwen Kelly, Michael McElhatton

GIUDIZIO
3.5/5

Il cadavere di una giovane donna non identificata viene trovato semi sepolto nel seminterrato di una casa in cui si è verificato un cruento e misterioso pluri omicidio. Nella piccola cittadina dello stato di Virginia il medico legale Tommy Tilden, porta avanti l’obitorio crematorio costruito e ampliato da generazioni sotto la casa di famiglia, assistito dal figlio Austin. Lo sceriffo consegna loro il corpo  della ragazza per ricercare la cause della morte entro la mattina successiva. Quello che poteva essere un lavoro di routine si trasforma per i due in un incubo a occhi aperti…

Parto dal presupposto che uno degli ambienti più paurosi che esistano è l’obitorio. Noi fan dell’horror amiamo la paura rappresentata da orrori metafisici, mostri partoriti dalla mente, serial killer efferati, fantasmi, vampiri etc. ma ci sono paure più concrete e reali che sono quelle che fanno davvero male. Trovarsi dentro a un obitorio (magari per riconoscere un parente defunto, penso sia qualcosa che colpisce basso in quanto a terrore e sofferenza). Per questo motivo già dalle prime inquadrature di Autopsy si viene ammantati da un terrore tangibile. Se poi ci si aggiunge tutto quello che viene fatto in un posto del genere: squartamenti, ossa segate, estrazione di organi, drenaggi di sangue e sostanze organiche  varie, che vengono mostrate in modo abbastanza dettagliato, allora il disagio durante la visione aumenta in modo esponenziale . Ma un bravo regista deve essere capace di sfruttare al massimo una piccola ma sostanziosa location di questo tipo, puntando decisamente sulla tensione. Posso ben dire che André Øvredal ci riesce proprio bene. I momenti di suspence  sono ben bilanciati e più volte provocano allo spettatore dei tonfi al cuore. Un altro punto a favore della sceneggiatura è  il fatto di non dare troppe spiegazioni: chi è il cadavere e perché il sangue prelevato risulta quello di una persona ancora viva? Cosa ci fa una pergamena del diciassettesimo secolo dentro lo stomaco? Domande a cui non si hanno risposte ma che possono far intuire qualcosa, stuzzicando la fantasia dello spettatore. Cadavere, peraltro, bellissimo (perdonate il termine), cui presta corpo l’affascinante attrice Olwen Kelly. Parlando di attori si può certamente affermare che sono abbastanza bravi, specialmente il veterano Brian Cox (il primo Annibal Lecter su pellicola). The Autopsy of Jane Doe è certamente una pellicola riuscita che accompagnerà le nostre notti di terrore.

©Sergio Di Girolamo