La notte dei morti viventi: Recensione

 La notte dei morti viventi: Recensione

Nazione: Usa

Anno: 1968

Regia
George A.Romero
Sceneggiatura
John A. Russo
George A. Romero
Produzione
Karl Hardman
Russel Streiner per
Image Ten Latent
Group Market Square
Productions Off Color Films
Cast
Duane Jones
Judith O’Dea
Karl Hardman

GIUDIZIO
5/5

La notte dei morti viventi è un film spartiacque del genere horror, perché sancisce il passaggio dall’orrore gotico, fino ad allora caratteristica di gran parte delle pellicole a quello metropolitano, sfruttando ambienti contemporanei come città e campagne, e attualizzando il mito dello zombi, che, prima di allora, era legato alle leggende relative ai riti Vodoo, ma è anche uno zombi molto più pericoloso perché affamato di carne umana.
Guardando il film è abbastanza evidente anche un messaggio politico, Romero, evidentemente, sembra voler denunciare l’abuso di potere da parte delle istituzioni politiche e militari intolleranti verso il “diverso” rappresentato nella fattispecie dallo zombi.  Tuttavia il regista non è totalmente d’accordo con tale affermazione, e più volte ha dichiarato nelle diverse interviste rilasciate negli anni che il film è un semplice horror che non ha altre pretese se non quelle di spaventare. Ad ogni modo è evidente come la storia possa aprire più di una riflessione: una su tutte  per esempio è rappresentata dall’egoismo umano rispetto alla coesione degli zombi.
Seguendo la storia ci accorgiamo che ben presto la vicenda si sposta su un gruppo di persone assediate in una casa di campagna da un’orda di morti viventi cannibali. La causa non è ben nota ma dalle notizie che giungono dalla radio e dalla tv sembra che possa essere attribuita a delle radiazioni provenienti dall’esplosione di una sonda inviata sul pianeta Venere. Ebbene gli assediati faranno di tutto per complicarsi la vita dimenticando di collaborare gli uni con gli altri ma facendosi vincere dall’egoismo,
La prima, storica, scena del film è ambientata in un cimitero nel quale una ragazza di nome Barbara e suo fratello Johnny depositano i fiori sulla tomba del padre. L’atmosfera tranquille è ben presto rotta quando i due vengono assaliti da un uomo che barcolla tra le lapidi. A rimetterci la vita è Johnny, mentre la sorella miracolosamente sfugge all’aggressione rifugiandosi in una casa non molto distante dal cimitero. Lì incontra Ben, un uomo di colore pratico e impavido che cerca di far coraggio alla ragazza e che si adopera subito per creare una solida barricata a base di assi alle finestre e alle porte. La comunità così è destinata ben presto ad allargarsi quando dalla cantina vengono fuori altri personaggi: due fidanzati e una famiglia composta da Henry, sua moglie Helen e la loro bambina malata, perché morsa da uno dei morti viventi. I rapporti tra Ben ed Harry sono subito tesi e nel corso del film finiranno per acuirsi , fino al tragico e beffardo epilogo. Girato in un evocativo bianco e nero, per ragioni economiche però, il film di Romero può essere considerato un esempio di cinema indipendente votato al risparmio e alimentato dalla passione. Basti pensare che gli unici veri attori sono Duane Jones che interpreta Ben e Judith O’Hara che impersona Barbara. Il resto della troupe è composto da amici dello stesso regista che per pochi spiccioli o addirittura gratis danno il loro generoso contributo in nome della settima arte.
Romero, che prima di allora aveva già girato un paio di cortometraggi e fondato una casa di produzione con all’attivo documentari e spot pubblicitari a scopo alimentare, mai si sarebbe aspettato il successo di critica e pubblico che ricevette il suo primo lungometraggio. La bravura del regista però è innegabile: dalle inquadrature (spesso volutamente distorte e molto fumettistiche, ricordiamo che Romero era un fan sfegatato degli EC Comics) al montaggio preciso e intelligente al servizio di una sceneggiatura scritta con l’amico (e in seguito rivale) John Russo, che certamente è debitrice nei confronti del capolavoro letterario di Richard Matheson, Io sono Leggenda pubblicato nel 1954  e dove al posto degli zombi il mondo viene invaso dai vampiri. Romero però un errore lo commise quando trascurò i contratti di distribuzione della pellicola con la Latent Image che si accaparrò i diritti cinematografici pappandosi la fetta più grande della torta riducendo di molto i guadagni per il regista e per tutto  il cast (in seguito per ripagare gli amici del torto subito Romero produrrà un remake a colori della Notte realizzato negli anni novanta e con alla regia il leggendario autore di effetti speciali americano Tom Savini).
La notte dei morti viventi è senza ombra di dubbio una pellicola da collocare tra le opere fondamentali del cinema  ( basti pensare che il film viene proiettato ininterrottamente al Museum of Modern Art di New York) ciò è dovuto non solo per la maestria di Romero e la bravura degli attori e del cast tecnico ma perché apre le porte a quello che da quel momento verrà definito New Horror e che esploderà in modo sanguinoso nel decennio dei settanta, inoltre Romero ha il merito di aver creato un mostro che rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo quale il morto vivente o, se preferite, lo zombie.

©Sergio Di Girolamo

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Rosanna
Rosanna
1 mese fa

capolavoro!