The Trick: recensione

 The Trick: recensione


Nazione
Italia

Anno
2025

Regia
Stefano Simone

Sceneggiatura
Giovanni Casalino

Produzione
Autoprodotto

Cast
Giovanni Casalino, Mr Carnacki

GIUDIZIO
3/5

Con The Trick, Stefano Simone, regista pugliese noto per il suo impegno civile e l’uso del linguaggio cinematografico come strumento di riflessione sociale,  firma un thriller psicologico che rappresenta un passo deciso verso una maturità registica più definita e consapevole. Ancora una volta, Simone intreccia tematiche sociali con i codici del cinema di genere, e lo fa attraverso una narrazione densa di tensione emotiva e simbolica. Al centro della storia c’è il mistero, incarnato nel mondo esoterico della magia e dei tarocchi, elementi che conferiscono alla trama un’aura di ambiguità affascinante e sospesa tra il reale e il soprannaturale. Il tutto accompagnato da un sottile omaggio alla letteratura gotica, in particolare all’immaginario di Edgar Allan Poe, che aleggia tra le pieghe più cupe del racconto.
Dal punto di vista estetico, il film colpisce per una fotografia curata da Marco Rizzi, audace e studiata: i toni multicolori, accesi e visionari, richiamano apertamente l’eredità visiva di Mario Bava e Dario Argento, in particolare la palette psichedelica di Suspiria.
A completare l’impianto visivo, si aggiunge un uso consapevole dei movimenti di macchina, mai virtuosistici ma sempre funzionali alla costruzione della suspense. Di rilievo anche il comparto sonoro: la colonna musicale, attentamente dosata, composta da Luca Auriemma, accompagna e sostiene il ritmo narrativo, mantenendo costantemente desta l’attenzione dello spettatore.
Ma è soprattutto la prova attoriale di Giovanni Casalino a fare da colonna portante dell’opera: la sua interpretazione intensa, trattenuta e a tratti disturbante, regge da sola gran parte della tensione emotiva e drammatica del film.
L’unica nota lievemente dissonante è rappresentata da un ritmo narrativo che, pur costruito in maniera coerente con l’atmosfera del racconto, rischia talvolta di indulgere eccessivamente in lentezze. Un maggior equilibrio con qualche scena più movimentata avrebbe potuto giovare alla tensione complessiva. Tuttavia, appare chiaro che si tratti di una scelta stilistica deliberata, in linea con la poetica del regista.
Un’opera che conferma Stefano Simone come una voce personale e riconoscibile nel panorama del cinema indipendente italiano. Un’autorialità che pochi mesi fa è stata giustamente riconosciuta con l’assegnazione del prestigioso Premio Pier Paolo Pasolini – Eccellenza alla Carriera, ricevuto a Roma.

© Sergio Di Girolamo