Frankenstein: Recensione

 Frankenstein: Recensione

Nazione
USA

Anno
1931

Regia
James Whale
Sceneggiatura
John L. Balderston
Produzione
Universal Pictures Corporation
Cast
Boris Karloff, Colin Clive, Mae Clarke, Edward Van Zloan, Dwight Frye

GIUDIZIO
5/5

Il barone Frankenstein è deciso a ridare vita ai defunti. Trafugando alcuni corpi dal cimitero riesce a creare una sorta di creatura mostruosa e assassina. Come andrà a finire?

Passiamo a recensire uno dei capisaldi della cinematografia dell’horror: Frankenstein del 1931. Uno dei primi sonori ad affrontare il mito del moderno Prometeo (per chi non lo sapesse, anche l’Italia ha fatto un film su Frankenstein ormai andato perduto). Ma prima di affrontare la recensione del film, permettermi una nota: chi intende visionare i primi film horror dell’Universal, deve vederli con un occhio diverso rispetto a quelli moderni. Le uccisioni sono limitate e accadono o fuori campo o comunque privi di effetti gore, i film raramente raggiungono l’ora e venti e sono privi di atmosfere disturbanti. Spesso possono apparire lenti nello scorrere perché prima che si entri nel vivo della situazione passano parecchi minuti, un esempio: La moglie di Frankenstein, dell’omonimo film, appare solo dopo cinquanta minuti abbondanti e dopo un’ora e dieci il film è già finito). Le situazioni sono abbastanza stereotipate per il pubblico di oggi (ma bisogna ricordare che questi film possono essere considerati dei progenitori dei film horror moderni) e allora perché guardare questi film? Vi posso rispondere perché sono dei classici, ma non mi pare una risposta sufficiente. Forse perché hanno comunque un loro fascino e sono entrati nel mito, perché erano dotati di una carica eversiva e fantastica non indifferente, cui molti hanno attinto. Ma passiamo a Frankenstein. La pellicola è importante per due ragioni fondamentali: la prima perché ha presentato al mondo l’icona del mostro di Frankenstein. Il suo look, infatti, è stato definito da questo film. Se tutti noi pensiamo a Frankenstein, non possiamo fare a meno di pensare al trucco di Boris Karloff nel film. Tale iconografia si è talmente imposta che ha cancellato qualsiasi altra interpretazione visiva del mostro (vi ricordate com’è il look di Frankenstein interpretato da Christopher Lee in La maschera di Frankenstein?). L’altro motivo è l’introduzione del servitore deforme dello scienziato (che sarà sviluppato meglio nel proseguito della saga dal personaggio di Ygor interpretato da Bela Lugosi). È lui che combina il danno scambiando i cervelli che il dottor Frankenstein usa per la creazione della creatura, ed è sempre lui che tormenta la creatura innescando la sua cattiveria. Il film poi risulta quasi un’anomalia, poiché infrange molte delle caratteristiche su elencate dei film dell’Universal. Frankenstein mostra dettagli truci (come un cervello), il mostro entra in scena abbastanza presto e tutte le trame collaterali rimangono in genere sullo sfondo. Ovviamente la fedeltà al libro di Mary Shelleyè molto labile: quasi solo uno spunto iniziale. Concludo facendo un elogio alla regia di James Whale e alla bravura di Boris Karloff come attore.

Curiosità:
La saga di Frankenstein è la più prolifica fra quelle dei mostri classici dell’Universal. Vanta, infatti, oltre ai tre seguiti ufficiali (La moglie di Frankenstein, Il figlio di FrankensteinIl terrore di Frankenstein, conosciuto anche come Il fantasma di Frankenstein), tre crossover (Frankenstein contro l’uomo lupo, Al di là dell’orrore, La casa degli orrori). Senza contare la parodia con Gianni e Pinotto Il cervello di Frankenstein. 

In Frankenstein, appare la scena di un omicidio abbastanza forte per l’epoca (l’uccisione di una bambina da parte del mostro). Per anni il film è circolato monco di questa scena, passando direttamente a quella del padre che piange tenendo in braccio il cadavere della figlia e creando, forse, ancor più disagio allo spettatore.

Chi volesse approfondire la figura del regista James Whale consiglio di vedere il film Demoni e dei (il titolo si rifà a una battuta detta nel seguito di Frankenstein, sempre diretto da James Whale: La moglie di Frankenstein) che parla degli ultimi anni di vita del regista.

© Daniele Lombardi

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