Miriam si sveglia a mezzanotte: recensione

 Miriam si sveglia a mezzanotte: recensione


Nazione
USA

Anno
1983

Regia
Tony Scott

Sceneggiatura
Ivan Davis, Michael Thomas

Produzione
Richard Shepherd

Cast
Catherine Deneuve, David Bowie, Susan Sarndon, Cliff De Young

GIUDIZIO
3.5/5

Miriam è una vampira millenaria che vive insieme al suo compagno John Blaylock nella New York degli anni ottanta. I due si amano follemente dal diciottesimo secolo e nonostante lei gli abbia promesso che sarebbero vissuti per sempre insieme, dopo tre secoli una maledizione costringe la donna a cambiare compagno perché quello che si è scelta perde inspiegabilmente la sua “eterna” giovinezza e deperisce rapidamente, fino ad una sorta di letargo. Miriam dovrà trovare un sostituto, ma questa volta la scelta sarà ben diversa. 

Miriam si sveglia a mezzanotte, il cui titolo originale americano è The Hunger, è un film manifesto degli anni ottanta. La pellicola si presenta da subito con elementi visivi e sonori tipici di quella decade. La fotografia e il montaggio richiamano lo stile da videoclip tanto in voga nel periodo (erano gli anni dell’avvento di MTV) e la musica stessa, caratterizzata dal Post Punk e dal Dark (da non perdere l’inizio del film con i Bauhaus che eseguono appositamente per il film una versione da brividi di Bela Lugosi is Dead, mentre Miriam e John si divertono a scegliere le loro prede)  ci avvolge, introducendoci subito dentro le vicende di questi due vampiri metropolitani, altra caratteristica peculiare del film. Siamo nel 1983 è ormai il mito del vampiro gotico che vive nei recessi del suo castello in attesa delle vittime è superato, qui i vampiri vivono la modernità, hanno attraversato i secoli e i millenni (a un certo punto si scopre che Miriam è un antica vampira vissuta ai tempi dei faraoni d’Egitto) e la notte vanno a caccia di succose prede a cui succhiare il sangue nei diversi Night Club sparsi nella city. L’amore tra Miriam e John è qualcosa di romantico e speciale, però è un idillio che è destinato a finire. John infatti inizia a invecchiare precocemente a causa di un infezione nel sangue causata da una maledizione.  Trattandosi di un film sui vampiri il sangue  è un tema centrale, ma non solo per la loro presenza, infatti l’altra protagonista della storia, la dottoressa Sara Roberts, è un medico specializzato proprio nello studio del sangue e fautrice di una teoria che potrebbe rallentare l’invecchiamento del corpo umano, cosa che attrae subito John. Un’altra parola centrale è tempo. Miriam non conosce cosa sia lo scorrere degli anni e a un certo punto dice a Sara: “Io sono padrona del mio tempo“, ma per John non è così  e il tempo, che per lui è agli sgoccioli, diviene troppo prezioso.  In una delle sequenze più belle del film lo vediamo invecchiare in modo repentino e in poco tempo fino a trasformarsi in una sorta di mummia. Uscito di scena John, il suo posto viene presto proprio dall’avvenente Sara di cui Miriam si invaghisce subito, introducendo nella pellicola un erotismo saffico piuttosto intrigante anche dal punto di vista visivo (inevitabile con due attrici mozzafiato come Catherine Deneuve e Susan Sarandon) che cita Carmilla di Le Fanu. Il film, nonostante lo stile patinato e pop da videoclip, è piuttosto lento ma ciò serve a introdurci in modo viscerale nei drammi esistenziali e nella tristezza della coppia. Alcuni elementi tipici dei vampiri sono volutamente omessi: non si vedono mai i canini (per succhiare il sangue Miriam e John usano un ciondolo che nasconde al suo interno una piccola lama con la quale squarciano la gola delle prede), possono vivere alla luce del sole e la loro immagine viene riflessa negli specchi. 
Il regista è  Tony Scott, fratello del più blasonato Ridley e qui al suo film d’esordio. Scott è molto bravo, la pellicola è elegante, bellissima dal punto di vista fotografico, musiche al top e regia, come detto, in stile videoclip musicale (scelta estetica che diverrà un marchio di fabbrica del regista). Miriam si sveglia a mezzanotte è un film che rielabora il mito del vampiro, lo attualizza, lo rende sessualmente affasciante e sempre più dark anche nel look. Un plauso particolare va fatto a Martin Gutteridge, che si è occupato degli effetti speciali, davvero notevole l’invecchiamento graduale di David Bowie (in un periodo dove non esistevano effetti digitali di sorta). Finale non scontato e  che riserva un bel colpo di scena.

CURIOSITA:

Nella scena della cabina telefonica fa una veloce comparsa un giovanissimo Willem Dafoe

Il corteggiamento tra Miriam e Sara (che sfocia in una scena di sesso lesbico da puara) è accompagnato dal canto della schiava Mallika e della principessa Lakmè, dall’opera Lakmé di Léo Delibes. 

Sergio Di Girolamo