Alien isolation: recensione
- News Videogames
- 3 Dicembre 2025
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Se c’è un videogioco capace di far sentire il giocatore all’interno di un film della saga di Alien, questo è senza dubbio Alien: Isolation. Sin dai primi minuti si percepisce una cura maniacale nel ricreare l’atmosfera del capolavoro del 1979: ogni suono, ogni corridoio, ogni fascia led tremolante restituisce esattamente quell’inquietudine sospesa che caratterizzava la pellicola di Ridley Scott. La scelta narrativa è geniale: la protagonista è Amanda Ripley, figlia di Ellen Ripley, che si reca sulla stazione spaziale Sevastopol per recuperare la scatola nera della Nostromo, con la speranza di scoprire la verità sulla scomparsa di sua madre. Su Sevastopol, però, Amanda si ritrova a combattere per la sopravvivenza contro uno Xenomorfo che terrorizza la stazione, uccidendo la maggior parte dell’equipaggio e gli altri sopravvissuti. Il gioco, quindi, si collega direttamente agli eventi del primo film, infatti, nel corso dell’avventura si incontrano oggetti, documenti e riferimenti che i fan riconosceranno immediatamente come omaggi fedeli e rispettosi dell’originale. La grafica di Alien: Isolation è sbalorditiva, non tanto per la potenza tecnica quanto per la fedeltà assoluta alla direzione artistica anni ’80. Gli interni delle navi sono ricostruiti con una precisione quasi archeologica: monitor CRT, pulsanti ingombranti, plastica bianca ingiallita, luci fredde e tubi ovunque. È esattamente quel futuro immaginato negli anni Ottanta, ma perfettamente calato nel nostro terzo millennio.
Anche gli xenomorfi e i facehugger sono modellati con una fedeltà impressionante agli originali filmici: quando compaiono, sembra davvero di rivedere quelle creature in lattice e animatronics che hanno fatto la storia del cinema horror-sci-fi. La musica merita una menzione speciale. Le tracce orchestrali sembrano uscite direttamente dalla colonna sonora del film: accompagnano ogni passo del giocatore, accentuano i momenti carichi di tensione e amplificano le situazioni di puro terrore. Ogni crescendo, ogni accordo improvviso è studiato per mettere i nervi a dura prova. Se dovessimo trovare qualche piccolo difetto in Alien isolation potremmo dire che la parte action è molto ridotta: ci sono armi e diversi strumenti, ma le munizioni scarseggiano e spesso la fuga è più efficace del combattimento (che peraltro non è strutturato come negli sparatutto), e poi alcune missioni risultano ripetitive, con la necessità di riattivare generatori, riavviare sistemi o riparare macchinari più volte durante l’avventura. Tuttavia, si tratta di dettagli che passano in secondo piano di fronte alla straordinarietà dell’esperienza complessiva. In definitiva bisogna fare davvero un grande plauso a The Creative Assembly, Feral Interactive e SEGA, sviluppatori del videogioco, per aver creato non solo un grande prodotto videoludico ma un omaggio perfetto al primo film della saga, un’esperienza cinematografica interattiva in cui ci si sente davvero braccati da uno xenomorfo implacabile. È un titolo impegnativo, ansiogeno, immersivo, capace di trasportare il giocatore in un mondo dove ogni passo può essere l’ultimo. Per gli amanti di Alien e dell’horror di atmosfera, è semplicemente imperdibile.
© Sergio Di Girolamo



