Un marito fedele: Recensione
- Cinema Cinema Thriller News
- 15 Dicembre 2025
- 0
- 1351

Nazione
Danimarca
Anno
2022
Regia
Barbara Topsøe-Rothenborg
Sceneggiatura
Anders Rønnow Klarlund, Jacob Weinreich
Produzione
Marcella Linstad Dichmann, Mette Marie Munch-Petersen, Louise Sommer, Kim Arnt Torp
Cast
Dar Salim, Sonja Richter, Lars Ranthe, Mikael Birkkjær, Sus Wilkins
Un detective della polizia danese confida a una giovane donna la sua versione di un caso mai risolto. Al centro della vicenda c’è Christian, un ingegnere che, insieme al collega Peter, ha fondato un’azienda di successo nella quale lavora anche Xenia, architetta brillante, giovane e affascinante, con cui l’uomo intrattiene una relazione clandestina. Leonora, la moglie, che per anni si è dedicata completamente al figlio Johan, a lungo gravemente malato e ora, a diciotto anni, finalmente guarito, scopre il tradimento e affronta il marito. Conosce infatti un segreto capace di distruggerlo: una truffa ai danni del fisco compiuta anni prima, quando la coppia era disperata e aveva bisogno di denaro per sostenere le cure del figlio. Decisa a non farsi ricattare dalla menzogna, Leonora è pronta a denunciare tutto alle autorità se Christian non porrà fine alla relazione con l’amante, prima che un’indagine possa coinvolgere anche lei come complice.
Un marito fedele, tratto dall’omonimo romanzo del 2017 di Anna Ekberg (pseudonimo di Anders Rønnow Klarlund e Jacob Weinreich), è un thriller danese che cattura lo spettatore fin dalle prime sequenze e non lo lascia andare fino all’ultimo, grazie a una narrazione densa di tensione, colpi di scena e continui capovolgimenti di fronte. La cornice narrativa, affidata al racconto di un detective della polizia danese a una giovane donna, conferisce alla vicenda un tono ambiguo e inquietante: ciò che viene mostrato è una ricostruzione, un punto di vista che invita costantemente a dubitare delle apparenze. La trama è incentrata attorno a Christian, ingegnere di successo, diviso tra una vita apparentemente stabile e una relazione clandestina con Xenia, giovane e affascinante architetta. La scoperta del tradimento da parte della moglie Leonora innesca un meccanismo narrativo implacabile, in cui il passato, segnato dalla malattia del figlio Johan e da una truffa fiscale commessa per salvarlo, torna a reclamare il suo prezzo. Da qui il film si muove come un noir classico, ma con una sensibilità tutta nordica, capace di scavare a fondo nelle crepe dell’animo umano. Uno dei grandi punti di forza del film è l’uso magistrale delle atmosfere scandinave: boschi fitti, laghi silenziosi, paesaggi immersi nella natura che sembrano osservare i personaggi e anticipare la minaccia. In questi spazi rarefatti e gelidi aleggia costantemente la sensazione che qualcosa di pericoloso possa accadere da un momento all’altro, contribuendo a mantenere altissima la tensione emotiva. Un marito fedele affronta con lucidità e coraggio il tema del matrimonio minato dal tradimento, mostrando quanto i rapporti d’amore possano essere fragili, complessi e potenzialmente distruttivi. È un film che fa riflettere sulla pericolosità delle relazioni quando il non detto, il ricatto emotivo e la paura prendono il sopravvento, un tema quanto mai attuale se si pensa alle crisi familiari che troppo spesso degenerano in tragedie.
Il cast è straordinario. Sonja Richter offre un’interpretazione intensa e memorabile nel ruolo di Leonora: il suo è un personaggio complesso e affascinante, reso con una prova attoriale vigorosa, capace di passare con naturalezza da un registro all’altro, dalla fragilità al controllo, dalla disperazione alla minaccia silenziosa. Dar Salim è altrettanto convincente nei panni di Christian, restituendo con grande bravura l’ambiguità morale di un uomo intrappolato tra senso di colpa e desiderio. Sus Wilkins, infine, dona a Xenia una forte carica erotica, senza mai ridurla a un semplice stereotipo. In definitiva, Un marito fedele è un noir scritto e diretto con grande intelligenza, capace di tenere lo spettatore incollato alla sedia grazie a una suspense finemente orchestrata, emblematica, in questo senso, la memorabile scena dei fiammiferi. Un thriller che intrattiene, inquieta e invita a riflettere, dimostrando ancora una volta la forza e la maturità del cinema nordico.
©Sergio Di Girolamo



