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                                  Intervista a Davide Melini

TF: Come ti sei avvicinato al cinema e qual è la tua formazione tecnico-artistica?

Melini: Ho uno zio che è nel settore da molti anni e, di tanto in tanto, lo andavo a trovare mentre stava lavorando. Ho cominciato così a frequentare (anche se saltuariamente) questo mondo e ne rimasi affascinato. Cominciai lentamente a comprendere cosa ci fosse dietro a un film. Incominciai così a prendere appunti e a studiare. Circa dieci anni fa ho scritto la mia prima sceneggiatura. E da allora sono cresciuto e maturato: ho preso parte alla lavorazione di qualche film e ho diretto vari cortometraggi.

TF: Preferisci il thriller o l’horror?

Melini: Difficile rispondere, perché il filo che collega questi due campi è veramente sottile. Posso dire che, essendo una persona realista, sono più propenso al thriller. Non credo, infatti, al paranormale. Almeno fino a quando non comincio a fantasticare con la mente…

TF: Parlando del corto, mi sembra che il ruolo del puzzle nella vicenda alluda in un certo senso al destino: cosa puoi dirci in proposito?

Melini: Facciamo tutti dei puzzle nella nostra vita. E per tanto che ci sforziamo di realizzarlo in una forma concreta, ci sarà quasi sempre un tassello che non quadrerà (nel bene e nel male). Io penso che il destino sia già scritto.

TF: Come sei venuto in contatto con la produzione spagnola?

Melini: Nel 2007 mi sono trasferito a Málaga. Dopo qualche mese, necessario per apprendere le basi della nuova lingua, ho cominciato a contattare ed incontrare diverse produzioni. Ogni paese ha la sua storia e la sua cultura, i suoi pregi e i suoi difetti ed io desideravo esplorare questo nuovo mondo. Così, tra una telefonata e l’altra, ho conosciuto Ezekiel Montes, capo della “73140323 Producciones Cinematográficas” (una casa di produzione abbastanza famosa in Andalucia). Con lui ho prima collaborato in diversi cortometraggi e successivamente mi ha aiutato nella realizzazione di ‘The Puzzle’.

TF: So che attualmente hai appena terminato le riprese del tuo nuovo cortometraggio, intitolato ‘La dolce mano della Rosa Bianca’.

Melini:È vero. Ora sto nella fase di post-produzione. Prevedo che dovremmo finire a settembre.
 
TF: Che ci puoi dire al riguardo?

Melini:È una storia sociale che tratta il delicato tema della conduzione. Cerco di analizzare alcuni rischi in cui possono andare incontro gli automobilisti. È una storia profondamente drammatica, che tocca però anche altri campi, quali l’horror, la suspence ed il fantastico.

TF: Qualche dato tecnico del film?

Melini: Per il momento i dati sono questi: quattro mesi sono stati dedicati alla pre-produzione; cinque giorni sono stati necessari per le riprese; otto sono le locations; 3 gli attori protagonisti (Carlos Bahos, la piccola Natasha Machuca e Leocricia Sabán); e 25 tecnici professionisti, di media, al giorno.

TF:Come intendi far circolare il corto?

Melini: Qui in Andalucia già si è cominciato a parlare del cortometraggio, attraverso qualche sito web e un paio di televisioni regionali (una delle quali è venuta a riprendere e a fare delle interviste direttamente su uno dei set in cui stavamo girando). Una volta che la post-produzione sarà terminata, faremo la “prima ufficiale”. Attualmente sto valutando tre date che alcune istutuzioni mi hanno proposto. Dopo di che lo invierò dovunque: televisioni, produzioni e, ovviamente, festival.

TF: La Produzione è la stessa di The puzzle?

Melini: No. Questa volta il corto è stato prodotto da me, in collaborazione con varie istituzioni, senza le quali non mi sarebbe stato possibile realizzare il progetto.

TF: Progetti futuri?

Melini: Sinceramente mi sento in un vicolo cieco. Che fare dopo quest’ultima opera? Un altro corto o cercare di fare un film? Ho parlato recentemente con Ezekiel Montes. Vedremo se ci saranno le basi per poter lavorare ancora insieme, dopo ‘The Puzzle’.
    
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