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 Intervista allo scrittore Pee Gee Daniel
 

TF: Parlaci meglio della storia di Phenomenorama, ti sei ispirato per esempio al film cult di Tod Browning "Freaks"?

PGD: Freaks resta ovviamente un imprescindibile caposaldo per chiunque si avvicini a una tale tematica e infatti Phenomenorama contiene alcuni riferimenti più o meno criptici al mitico film di Browning, senza che tuttavia mi sia dimenticato di altre presenze sceniche freak talora ancor più suggestive, come il film d’esordio di Herzog, certe pellicole di Jodorowsky, Fellini, ma soprattutto la scena dell’addestramento nel Salon Kitty di Tinto Brass, durante la quale le prostitute/ spie nazi, per essere educate a non provare alcun ribrezzo dentro al bordello, vengono obbligate a giacere con tutta una serie di uomini deformi. Per tornare a noi, la storia di Phenomenorama è presto detta: siamo nell’America della Grande Depressione, il piccolo circo ambulante gestito da Monsieur Korallo è da poco giunto in una piccola comunità del Kansas, facendovi sbarcare le proprie attrazioni. Una donna barbuta, un nano, un focomelico, una donna cannone e il marito scheletrico, due gemelle siamesi, due fratelli ritardati, un nano, un ventriloquo, un uomo forzuto e un geek danno brutta mostra di sé al pubblico pagante. Da un certo momento in poi, però, i freaks cominciano a sparire uno dietro l’altro. I fenomeni rimasti assicurano che è Cincio Ciancio, una figura messianica non meglio identificata, che li sta prelevando nottetempo per condurli tutti nella terra promessa dei freaks, dove costoro potranno prosperare e conoscere una serenità che dal mondo dei normodotati gli è da sempre negata. Ma il padrone del circo subodora che ci sia qualcosa di più terra terra dietro e inizia a svolgere le sue indagini, prima che il circo gli si svuoti completamente.

TF: Perché la scelta di diffondere il romanzo tramite il software Inbooki?

PGD: Prima è venuto il software, dopo di che il romanzo. Quando ho saputo di questa nuova possibilità, messa a punto da una giovane equipe modenese, per creare un ebook interattivo o, come lo definiscono loro usando un efficace neologismo, “immersivo”, che permette all’autore di scegliere a che ore del giorno o a che temperature certi capitoli siano consultabili dal lettore (in accordo con lo svolgimento della scena), le parti leggibili o meno secondo l’appartenenza a questo o quel genere sessuale, di ramificare la trama in digressioni, approfondimenti, bivi narrativi, nonché di inserire illustrazioni, musica o immagini a corredo delle parole, ho iniziato a pensare a quale argomento e intreccio fosse giusto ricorrere per sfruttare al meglio una meraviglia tecnologica come quella di cui stiamo parlando. Ho deciso di approfittarne per dare vita a un racconto basato sui fenomeni da baraccone che da anni mi ero ripromesso di scrivere – il tema dei freaks è una mia antichissima passione – lavorando su di una trama che potesse sfruttare appieno le potenzialità offerte dal software.

TF: Hai pubblicato il racconto anche in forma cartacea?

PGD: Phenomenorama è nato segnatamente per il sistema Inbooki e ritengo debba rimanere circoscritto all’ambito originale, visto che, se privato di queste peculiarità ipertestuali, l’esperimento perderebbe ogni sua ragion d’essere (fatto salvo che la struttura narrativa manterrebbe comunque una sua stabilità).

TF:Pensi che l'e-book sia una forma editoriale che possa sostituire completamente il supporto cartaceo?

PGD: Sto firmando in questi giorni proprio per pubblicare un ebook puro e semplice: un giallo che, gratta gratta, guarda caso contiene anch’esso un freak a sorpresa… Ma a parte questo, ogni supporto ha il suo tipo di fruizione e, di conseguenza, una tipologia di lettura differente: proprio per questo l’ebook non soppianterà mai il caro vecchio libro in carta, ma semmai gli si affiancherà. Nel mio caso, ad esempio, continuo anche a scrivere cose appositamente pensate per il cartaceo: più meditative, di più lento consumo, che necessitano perciò di quello specifico tipo di lettura e che, talvolta, chiamano qualche frettolosa nota ispirata al testo che si va scorrendo, buttata giù a matita dal lettore sui margini candidi, come io stesso ho sempre adorato fare.

TF:Qual è la tua inclinazione narrativa? Ti piace l'horror o anche scrivere storie di altro genere?

PGD: La maggior parte della mia produzione letteraria e, più in generale, la mia personale visione letteraria si attesta sulla narrativa generale (o mainstream). Non certo per snobismo, bensì perché un approccio come questo rappresenta un grande contenitore in cui poter poi ficcare ogni genere, sfumatura e influenza stilistica si ritengano validi per rendere quel preciso momento narrativo. Aggiungo che i contenuti orrifici rimangono, tra tutti i generi e sottogeneri, quelli che da sempre prediligo. L’horror gode senz’altro di una dignità superiore a tutti gli altri “sottoinsiemi” narrativi: è sempre molto di più e molto più ricco di un genere qua talis. Sin da bambino amavo sentirmi scosso dal tipico brivido che le storie di paure trasmettono, ma l’horror va bene al di là di questo: quasi sempre si trasforma in un escamotage per scandagliare gli anfratti più nascosti e perversi dell’animo umano o della società cui apparteniamo. I classici stilemi da letteratura dell’orrore accompagnano immancabilmente quelle pagine delle mie opere in cui tende ad affiorare un maggior pessimismo antropologico. In Gigi il bastardo (& le sue 5 morti), Ed. Montag, per esempio, sovrabbonda lo splatter, mentre nel romanzo Il politico, che uscirà tra non molto per le Edizioni Qulture, sono presenti ampie sezioni semi-slasher.

TF:Progetti futuri?

PGD: Ora che ho un po’ di tempo mi applicherò diligentemente alla stesura di un romanzo che porto avanti da qualche tempo, incentrato sulle mie passate esperienze quale responsabile di sale-slot. Un argomento realmente orripilante, che ho però scelto di trattare con una levità umoristica à la Jerome K. Jerome.
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