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 Intervista a Maurizio e Roberto Del Piccolo

TF: Da cosa nasce l’idea base del film?

MD: L'idea che sta alla base di The Hounds è quella di unire problematiche sociali molto comuni nei giovani come l'abuso di alcool e droghe a fatti di cronaca che interessano alcune parti del mondo. Non dico di che fatti sto parlando per non spoilerare il film.

TF: Perché una produzione inglese?

MD: Si tratta in realtà di una co-produzione italia-Inghilterra. Tutta la post produzione del film è infatti stata eseguita fra Milano e Roma. La scelta di utilizzare un cast tutto inglese è nata dalla necessita di ottenere un prodotto che possa trovare mercato non solo in Italia ma anche all'estero, aumentando le possibilità di una distribuzione. Com'è tristemente noto il genere horror non ha un grosso mercato qua in italia e molti registi indipendenti nostrani si trovano a distribuire più facilmente i propri lavori all'estero. La scelta di girare nel regno unito è stata dettata sia per la necessità di non dover trasferire l'intero staff e sia per la disponibilità di location piuttosto suggestive che ben si prestavano a quello che avevamo in mente. Senza nulla togliere ai magnifici panorami italiani, che teniamo per il prossimo progetto !


TF: Gli attori sono molto bravi, avete fatto un casting?

MD: Si, abbiamo raccolto le adesioni al progetto attraverso degli appositi siti inglesi e poi abbiamo fatto due audizioni che ci hanno aiutato a scegliere i più bravi e i più volonterosi e appassionati al progetto.

TF: Difficoltà nel girare in un bosco?

MD: Modificherei la domanda in : difficoltà a girare in un bosco inglese ? ? ? :) Avevamo scelto accuratamente il bosco e la zona del bosco in cui girare in base alle esigenze di regia e ai movimenti della MDP che avevamo in mente quindi da quel punto di vista non ci sono stati grossi inconvenienti. Il vero incubo è stato per il direttore della fotografia che si è trovato a dover girare con dei cambi di luce davvero repentini e improvvisi che mettevano a dura prova l'esigenza di avere una continuità dal punto di vista fotografico. Poi c'era l'immancabile pioggia che andava e veniva!

TF: Come vivono il genere horror gli inglesi?

RD: Lo vivono parecchio...tira perchè il mercato inglese e` legato a quello USA.Ad esempio 28 days later e tutto quel filone e` britannico...ci sono proprio joint ventures per produzioni anglo-americane...sia dalle commediole (nothing hill) che tutto il resto....difatto anche Amazon ha permessi speciali per l EIN (tasse americane) solo con Canada, USA, Uk e non ricordo chi altri...ma altri paesi non possono, tipo (italia, irlanda germania, francia spagna ecc..)

TF: Mi sembra di cogliere dei rimandi ad alcune pellicole: cito per esempio “Un tranquillo week end di paura” ,“The Blair Witch Project” . Vi siete ispirati a qualche film e quali sono i vostri artisti di riferimento?

MD: No, non ci siamo ispirati a nessun film in particolare ma i nostri punti di riferimento hanno sicuramente influenzato il nostro lavoro.Penso che la maggior influenza sia data da Raimi.

TF: Questo è il vostro primo lungometraggio, qual è stata la vostra evoluzione artistica fino a qui?

MD: Prima di approdare al lungometraggio con The Hounds abbiamo fatto la nostra gavetta scrivendo e girando alcuni cortometraggi, con i quali abbiamo partecipato ad alcuni festival nazionali.

TF: Progetti futuri?

MD: Continueremo a girare film horror, che sin da piccoli ci hanno appassionati e spaventati. Abbiamo altri tre film in cantiere che attendono solo di essere realizzati, spaziando dallo splatter/slasher all'horror psicologico.

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