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                                Intervista a Stefano Simone

TF:
Ho notato che il modo di recitare degli attori, specialmente il protagonista maschile, tradisce una certa infantilità, è stata una tua precisa indicazione visto l’argomento trattato?

Simone: Hai notato bene; essendo la maturità sessuale il sottotesto del film, il personaggio principale doveva avere caratteristiche e modi di fare da bambino. Qualcuno ha definito questi atteggiamenti “sopra le righe”: io dico che sono proprio “eccessivamente forzati”. Oltre a ciò, ho chiesto anche agli attori di recitare in maniera “non naturale”, in modo che lo spettatore avesse la sensazione di assistere realmente a qualcosa di “finto”.

TF: Hai mai pensato di utilizzare dei bambini come attori?

Simone: No. Come ho detto nella risposta precedente, volevo che tutto sembrasse “finto”, perciò ho fatto comportare un ragazzo di 22 anni in modo infantile…

TF: Il protagonista, Luca Peracino, ha un viso che rende bene l’idea del lupo mannaro: è una cosa che hai considerato nell’attribuirgli la parte o è del tutto casuale?

Simone: Luca mi è stato segnalato da Sara Ronco, la ragazza che nel film interpreta proprio la madre del “lupo”. Quando l’ho incontrato mi è sembrato subito adatto alla parte, anche perché pure secondo il mio parere ha dei tratti somatici che ricordano un “lupo”.

TF: Nonostante la tua giovane età hai realizzato già diversi cortometraggi, se non erro questo è il primo horror: come collochi tale genere tra le tue preferenze?

Simone: In qualità di spettatore, l’horror è il genere che mi piace di più in assoluto. Probabilmente fin’ora non mi ritenevo pronto a girarne uno. Preciso una cosa però: l’horror che mi piace di più è il vero horror, quello “rozzo” ( a volte ai limiti dell’amatorialità), estremo, fatto con pochi mezzi e - quasi totalmente - privo di tecnicismi. Credo che Cappuccetto Rosso confermi ciò che ho detto.

TF: Il film è dedicato a Bava, D’amato e Fulci, quali altri registi horror apprezzi?

Simone: John Carpenter, George Romero e Dario Argento in primis; anche David Cronenberg. Apprezzo molto Freda, Margheriti, Lenzi, Deodato e Soavi. Ultimamente ho visto qualcosa di Andrea Bianchi e devo dire che nutro una certa simpatia nei suoi confronti. Poi ci sono registi che, pur non essendo prettamente di “genere horror”, hanno sfornato capolavori: penso a Francesco Barilli (Il profumo della signora in nero), Emilio Miraglia (La dama rossa uccide sette volte) e Massimo Dallamano (Cosa avete fatto a Solange?).

TF: Cosa ne pensi della situazione cinematografica di genere horror in Italia e quali prospettive ti poni come regista?

Simone: In Italia purtroppo, per quanto riguarda il genere horror, la situazione è disastrosa! E’ inutile negarlo. I talenti però ci sono eccome, basta citare un regista del calibro di Ivan Zuccon: è un delitto che i suoi film non escano nelle sale!
Io, personalmente, continuerò a realizzare film cercando di farmi conoscere il più possibile…
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