THE FEAR E' ANCHE SU


Regia
Andrzej Zulawski
Sceneggiatura
Andrzej Zulawski
Produzione
Marie-Laure Reyre Films
Cast
Isabelle Adjani, Sam Neill, Margit Carstensen, Heinz Bennent, Michael Hogben
Valutazione


Possession (Francia, Germania Ovest,1981)
Berlino. Mark è sposato con Anna e padre di Bob, la sua famiglia entra in crisi quando scopre il tradimento della moglie. Anna inizialmente nega il fatto ma le discussioni col marito finiscono per degenerare in violenti litigi. Mark non si rassegna a perdere la moglie e incarica due investigatori privati di pedinarla per scoprire l'identità dell'amante, ma qualcosa va storto: i due uomini scompaiono uno dopo l'altro. Mark decide così d'indagare per conto suo, ma scoprirà una verità a dir poco agghiacciante: l'amante di Anna non è un uomo, ma un essere mostruoso partorito dalla stessa donna.

Prima di iniziare questa recensione vorrei sottolineare che il regista autore di questa sconvolgente e visionaria pellicola è stato il polacco Andrzej Żuławski (mentre scrivo morto circa tre mesi fa il 16 febbraio 2016) autore adorato e preso come fonte di ispirazione da grandi nomi del panorama cinematografico mondiale tra i quali il connnazionale Roman Polanski, David Lynch, Lars Von Trier. Registi visionari, surrealisti, fuori da ogni etichetta cinematografica, in una parola sola: sovversivi. E ' questo è stato Zulawski, un sovversivo già dalle sue prime pellicole e che raggiunge l'apice con questo lungometraggio del 1981. Possession è un incubo a occhi aperti. E' solo apparentemente la storia di un dramma umano, di una disgregazione del nucleo familiare più genuino, marito, moglie, prole a causa di un tradimento coniugale. C'è molto di più ed è questo che eleva il film da una lineare storia alla Kramer contro Kramer a qualcosa di più inquietante e morboso. Certamente aspetto saliente del film è la messa in scena di tutta la storia (così comecapita in tutto il cinema del regista polacco) stramba, inusuale, in certi momenti inconcepibile.
I personaggi vivono sull'orlo della follia. Si comportano come se non esistessero le convenzioni sociali. Agiscono in preda a raptus improvvisi che si concretizzano in scene dal forte impatto visivo. Le reazioni della protagonista Anna (una straordinaria Isabelle Adjani che fu così traumatizzata da questa forte interpretazione da finire sull'orlo del suicidio, ma che si portò a casa anche il premio per la migliore intrpretazione femminile a Cannes) sono quelle di una donna che comunemente chiameremmo pazza, in questo caso letteralmente "posseduta" da un'entità tentacolare di cui lei non può fare a meno. Una creatura che la donna stessa ha partorito. In questo si potrebbe benissimo vedere una metafora: Anna partorisce il mostro dalla sua delusione e rabbia (un pò come in The Brood di David Cronenberg, anche se lì tutto è spiegato scientificamente) per un matrimonio fallito dove il marito è sempre via per il suo misterioso lavoro di spia e che, in quei rari momenti che sono insieme, non riesce ad appagarla sessualmente. Per la creatura lei nutre un desiderio forte, primigenio, al punto da rinunciare a tutto pur di avere tra le sue gambe quei mostruosi tentacoli di "lovecraftiana" memoria (grande il contributo di Carlo Rambaldi nella realizzazione del mostro) capaci di soddisfarla veramente. Secondo una mia chiave di lettura in questo morboso rapporto vedo una sorta di rivendicazione del ruolo sessuale della donna contro maschi padri/padroni che soffocano la femminilità di una moglie/madre, pensata a un certo punto solo come generatrice di figli. Prima di pentirsi Mark, tornato dalla traferta, aveva confidato alla moglie di averla tradita ma "non seriamente" dichiarando che però non provava nessuna attrazione per lei ma solo indifferenza. Successivamente tenta in tutti i modi di farla ragionare e di riportarla nel nucleo familiare, anche quando lei dichiara di averlo tradito a sua volta. Oltre ai deliri di Anna anche Mark è presto preda di raptus di follia. In alcune scene sembra all'ultimo stadio da overdose di stupefacenti, in altre si automutila con un coltello elettrico, in altre picchia ferocemente Anna. Ma è lui a occuparsi di Bob, il figlio innocente della coppia che soffre fortemente i deliri dei due. Se ne occupa insieme alla maestrina di scuola del figlio in tutto e per tutto sosia di Anna. Ad un certo punto, incapace di controllare la moglie, Mark decide di assumere due investigatori che gli procurano l'indirizzo dove lei si reca per copulare col mostro. E' un appartamento in disuso e decrepito con vista sul muro di Berlino (un luogo che richiama alla mente lo stato mentale fracassato dei due coniugi e anche in chiave politica è certamente una sintesi dello smembramento di una Germania divisa). Nulla importa a Mark, anche che la moglie si sia portata a letto pure una sorta di squallido artista bohemien con cui ha più di una colluttazione fini all'omicidio.Egli vuole distruggere soprattutto la creatura e salvare sua moglie (anche se nel frattempo non ha perso tempo e ha copulato con la maestrina che im fondo è una reincarnazione docile e dolce di Anna).
Il finale è assolutamente impenetrabile, caratterizzato da un gioco dei doppi in chiave filosofica che ci confonde ci affascina e ci spiazza, compresi alcuni particolari che infittiscono ancor di più la trama come l'inquiadratura sui calzini rosa di un uomo misterioso su cui Mark doveva indagare nel suo servizio di spionaggio. Escamotage che David Lynch è solito utilizzare nel suo cinema quando elementi apparentemente inusuali appaiono in contesti estranei alle vicende spiazzando e affascinando lo spettatore.
Possession è il film più estremo del regista polacco. Siamo dalle parti dell'horror puro anche se in chiave psico/filosofica e quindi vi è anche una buona dose di splatter. Alcune scene d'impatto sono girate con camera a mano nello stile del Kubrick "shininghiano" (con cui Possession è certamente legato a filo doppio per tematiche e visionarietà).
Possession è una pellicola dove Zulawski eleva a protagonista assoluta una donna (come praticamente fa in tutti i suoi film), una creautra carica di sciamanica femminilità, pregna di una forza corruttrice da portare sull'orlo dell'abisso chi ne è vittima. E' un film intenso che ti entra dentro e diffcilmente si dimentica. Un'opera scioccante, bandita dal regime comunista polacco e più volte tagliuzzata dalla censura. Fortunatamente oggi si trova la versione ufficiale, completa di tutte le scene ed è un bene perchè un regista grande come Zulawski deve essere rispettato e apprezzato a pieno, specialmente da chi ha la capacità di capirlo meglio, penso a quei pazzi (che poi pazzi non sono) che vedono il mondo da un'altra angolazione, perchè il suo cinema è soprattutto per loro.
©Sergio Di Girolamo
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