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Regia
George A. Romero
Sceneggiatura
Laurel Entertainment Inc.
Produzione
Laurel Entertainment Inc.
Cast
John Amplas, Lincoln Maazel, Christine Forrest, Elyane Nadeau, Tom Savini
Valutazione


Martin (USA 1976)
Martin, un ragazzo malato, va ad abitare con il cugino che lo crede un vero vampiro. Il film parla della vita del giovane Martin da questo momento in poi.

Prima di parlare del film vero e proprio occorre una necessaria premessa. Questo film di Romero ha una storia travagliata. In tutta Europa (così ho letto, in Italia certamente), ne uscì una versione più corta che stravolgeva parte del montaggio ma che in sostanza manteneva la trama inalterata: tale versione s’intitola Wampyr. Anni dopo, negli anni 2000, è apparsa in Italia anche la versione più lunga voluta dal regista (il director’s cut) che s’intitola Martin, come la pellicola originale. Avendo quindi le due versioni titoli differenti è chiaro a quale film mi riferisco nel corso della recensione.
Romero è un nome importante nel panorama della cinematografia horror e tutti gli amanti di questo genere devono avere almeno una volta sentito questo nome. Lui è un regista importante, si potrebbe definire quasi un Horror-Autore (se capite cosa voglio dire con questo termine): infatti, nelle sue pellicole ha sempre voluto imprimere una nota personale, un qualcosa del Romero pensiero. Ma la cosa per cui io l’apprezzo maggiormente è che, a inizio carriera soprattutto, lui si è imposto di rivoluzionare i temi che venivano trattati nei film sconvolgendo la struttura e le caratteristiche del mostro donandogli peculiarità inedite. Un esempio su tutti i morti viventi: Romero ne ha definito i cardini imponendo le regole che sono alla base dei film odierni sugli zombie che grazie al suo esordio nei lungometraggi (La notte dei morti viventi) sono state da tutti accettate. Purtroppo però il suo sperimentare non ha portato sempre a pellicole godevoli e Martin/Wampyr purtroppo ne è un esempio. Lo spunto di partenza è originale non parlare di un vampiro ma di un feticista del sangue (una persona che ama bere il sangue della gente). Martin per accontentare la sua sete di sangue deve bere quello delle sue vittime che almeno all’inizio non sono scelte a caso ma sono donne da cui il ragazzo si sente attratto (vi è quindi un discorso legato alla componente sessuale, che è molto più marcata in Martin e non nella versione europea). Purtroppo per lui, le sue vittime non sono consenzienti e Martin non è uno stratega ma si lascia guidare dall’impulso del momento. Per questo durante le sue ‘battute di caccia’ può capitare qualche imprevisto e spesso Martin è costretto a uccidere e a liberarsi del corpo della vittima di turno. Ecco le battute di caccia di Martin sono l’unico motivo d’interesse di questa pellicola per un amante di film horror. Il resto (a parte un paio di scene: quella del parco di notte e il finale) sono soli inutili momenti in cui viene descritto il ménage familiare fra Martin, suo cugino (un vecchio che crede che il parante sia l’incarnazione di Nosferatu) e la nipote del cugino. A qualcuno tale parte potrà anche interessare: io l’ho trovato noiosa e priva di interesse. Per questo preferisco Wampyr più breve, meno cervellotico, anche se risulta molto meno coerente rispetto a Martin. Sì perché fra tagli e montaggio differenti alcune scene risultano a dir poco illogiche, ma forse questa ne aumenta il fascino. Martin invece è molto più lineare anche se anche questa pellicola non è priva d’illogicità: ma perché il vecchio deve ospitare un parante che considera un pericoloso assassino e poi lo lascia girare libero per il paese ben sapendo che danni possono combinare? Una pecca ulteriore di questo film è non giocare la carta dell’ambiguità sulla vera natura di Martin: il film sfrutta pochissimo questa possibilità (in Wampyr c’è un accenno maggiore a questa tema). È certo fin dall’inizio che Martin è umano: qualsiasi accenno a una possibile natura demoniaca di Martin è smontato in poche scene dopo. Per questo il fatto che il vecchio lo creda un vampiro e non una persona malata di mente ci fa pensare (a noi spettatori ma anche alla nipote) che forse i malati di mente nel film sono due. In pratica, un film bizzarro sicuramente fuori dagli schemi e con una firma prestigiosa ma che raramente ne consiglierei la visione, soprattutto agli amanti dell’horror moderno. In ogni caso benché le differenze sul prodotto finito non siano abissali, vi consiglio Wampyr che ha anche un valore in più: la musica dei Goblin. Comunque c’è molto di peggio a giro. Il cast è formato da un gruppo di illustri sconosciuti a parte Tom Savini (in una delle sue rare prove di attore). Nota Martin/ Wampyr non è la sola pellicola di Romero ad avere una doppia versione europea – americana: un altro esempio è Zombi – Dawn of the dead (titolo imprescindibile per ogni amante dell’horror).
©Daniele Lombardi
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