THE FEAR E' ANCHE SU


Regia
Mariano Baino
Sceneggiatura
Mariano Baino, Andy Bark
Produzione
 Victor Zuev
Cast
Louise Salter,Venera Simmons,Mariya Kapnist, Anna Rose PhippsValutazione


Dark Waters (Russia, Italia, Gran Bretagna, 1993)
Dopo la morte del padre, la giovane Elizabeth, tormentata da terribili visioni legate alla sua infanzia, si reca in un monastero, situato in una piccola isola del Mar Nero, a cui il padre per anni aveva fatto cospicue donazioni. Sull'isola le suore che popolano il monastero praticano rituali omicidi nelle catacombe dell'edificio, nel nome di un misterioso culto demoniaco.

Strana storia quella di Dark Waters e del suo regista, il napoletano Mariano Baino. Il film è certamente interessantissimo, una delle poche opere su celluloide che veramente si avvicina all'universo Lovecraftiano, ma alzi la mano chi lo conosce. Mentre scrivo questa recensione, dopo aver finito di vedere la pellicola, mi sento in dovere di ringraziare i mitici autori della rivista Nocturno, grazie alla quale anch'io sono riuscito a scoprire questo piccolo gioiellino, sono forse uno dei pochi quindi. Purtroppo la realtà è questa: Dark Waters è un film diretto da un regista italiano molto bravo che purtroppo è stato ignorato proprio in Italia finendo letteralmente nel dimenticatoio, la cosa ironica è che invece all'estero è considerato un vero e proprio cult. Il motivo sta probabilmente nel fatto che il cinema di genere italiano post anni ottanta era nettamente in crisi (anche se forse il grande cinema italiano, specialmente horror, era in declino già dopo gli anni settanta).Dark Waters esce infatti nel 1994 quando ai produttori e distributori italiani non fregava più niente del cinema horror. Non si investiva più e di certo mancavano anche nuovi talenti e i grandi nomi iniziavano una paurosa crisi creativa (Argento, Fulci, Bava Junior). Eppure c'era chi tentava di fare cose interessanti. Michele Soavi per esempio, del quale si parlò molto bene e che diresse per alcuni l'ultimo vero film horror italiano (tra l'altro nello stesso anno di Dark Waters) degno di nota ovvero Dellamorte Dellamore da Tiziano Sclavi. Un'altro fu certamente Mariano Baino appunto, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 1984 che dopo una serie di buoni cortometraggi nel 1993 scrive e dirige il lungometraggio Dark Waters. Nonostante il film vinca il Premio speciale all'interno del XIV Fantafestival di Roma e il Prix du Public del Fantasia Film Festival di Montreal viene come già detto ignorato. La cosa stupisce perchè è veramente una pellicola profondamente horror, diretta con grande maestria, quasi da far pensare proprio in quegli anni a un rilancio del genere. La fotografia è eccezionale: molte scene sono ambientate dentro grotte e sotterranei direttamente collegati al monastero. Lì dentro domina un'iquientante oscurità rischiarata appena dalle flebili luci di mille candele, tutto ciò è molto suggestivo. Il film è ambientato in un isola cosa che richiama subito alla mente il racconto di Lovecraft "La Maschera di Innsmouth" che ha come scenario divinità oscure adorate da isolani dediti a culti anticristiani (qui gli abitanti dell'isola sono delle pericolose suore assassine). Il misterioso Dio adorato dalla congrega vive in un ambiente continuamente bagnato, l'acqua è un elemento costante del film, le scene sono quasi sempre caratterizzate o dalla pioggia o da inondazioni marine (come per esempio nel bellissimo prologo). Il film è visivamente pieno di echi del cinema di Dario Argento e Lucio Fulci, basti vedere l'arrivo di Elisabeth nell'isola in mezzo a una burrasca proprio come la Suzy Bennet di Suspiria. Le scene horror non mancano fino al finale splatter con colpo di scena (anche se facilmente intuibile già a metà pellicola). Le musiche, quasi tutte al Synth, composte da Igor Clark sono molto evocative e commentano egregiamente l'evolversi della trama. La protagonista oltre ad essere molto attraente è anche molto brava è non mi sarebbe dispiaciuto vederla in scene più carnali che, a mio parere, ci stanno benissimo in un film sugli innominabili culti Lovecraftiani (un pò come capita nel bellissimo Dagon di Stuart Gordon). Ma il film secondo me ha il suo pregio nella regia di Baino che dosa con tempi di ripresa perfetti slanci visionari di rara bravura, rendendoci compartecipi della discesa verso l'abisso della protagonista. Peccato che Baino, inspiegabilmente, non abbia più diretto nessun'altro lungometaggio dedicandosi solo a cortometraggi e sceneggiature e a partecipazioni a festival ed eventi (ma solo all'estero) grazie alla fama proprio del suo unico capolavoro.
©Sergio Di Girolamo
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