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Dario Argento
E' il regista horror italiano più conosciuto al mondo, colui che è riuscito nel difficile compito di esportare con successo film horror dal nostro paese all'estero facendosi portavoce di un genere che dalle nostre parti non è mai stato molto amato. E' anche un autore invidiato e copiato da altri registi di genere. Lo stile di Argento è riconoscibilissimo: amante dell'inquadratura virtuosa e dei primi piani stretti dall'eccessivo visivismo, accompagna spesso le scene con musiche ipnotiche che
scandiscono perfettamente i tempi "horrorifici" presenti nelle pellicole. Argento, romano classe 1940, inizia la sua carriera come giornalista cinematografico e sceneggiattore (sua è in parte la sceneggiatura di C'era una volta il west di Sergio Leone) per approdare presto dietro alla macchina da presa, incoraggiato dal padre produttore, nel giallo di successo L'uccello dalle piume di cristallo del 1970. Nonostante alcuni debiti col cinema di Hitchcook e di M.Bava e lo stile alla Nouvelle Vogue francese, questo primo lavoro mette in luce il talento del giovane regista, abile nel miscelare inquadrature evocative da una sceneggiatura impeccabile. I successivi due film Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio, pur non avendo la bellezza estetica e il ritmo del primo lungometraggio, delineano comunque padronanza della macchina da presa e uno stile che si fa sempre più personale. Ma è col terzo lungometraggio horror, Profondo Rosso, che il regista si impone a livello mondiale. Questa pellicola è impeccabile sotto ogni punto di vista, dalla sceneggiatura perfetta a inquadrature impressionanti che ancora oggi tolgono il sonno, alla musica, scritta dal jazzista Giorgio Gaslini ed eseguita dal celeberrimo gruppo rock progressive i Goblin. Profondo Rosso lancia Argento nell'olimpo dei registi di paura consentendogli di frequentare altri autori rappresentativi del genere (tra i quali l'amico Romero per il quale curerà l'edizione italiana di Zombi).
Il successo porta Argento a sperimentare nuove strade, allora grazie all'apporto della moglie Daria Nicolodi, grande esperta di occultismo, dirige due film puramente horror che faranno epoca: Suspiria e Inferno. Ispirati al libro di Thomas De Quincey, Le Tre Madri, Argento crea eccezionali soluzioni visive condento il tutto con una fotografia lisergica e surreale. Le musiche sono ancora al centro delle pellicole (nel caso di Suspiria ancora i funzionali Goblin mentre per Inferno un grande Keith Emerson). La fortunata parentesi horror accresce sempre di più la credilità del regista romano che diventa un istituzione per tutto il genere horror italiano al quale ogni nuovo autore deve, in qualche modo, confrontarsi. Successivamente alla parentesi horror Argento torna al thriller e nel 1982 dirige il violento Tenebre, pellicola molto personale nel quale l'autore non si risparmia in fatto di splatter con scene al limite della sopportazione visiva. All'ennesimo successo ne segue un altro con Phenomena, storia che miscela intelligentemente il thriller e il paranormale. Da qui in poi il l'Argento regista non riuscirà più ad azzaccare una pellicola imboccando un sentiero oscuro dal quale usciranno fuori pellicole brutte e mai veramente interessani (a parte il discreto episodio, Il gatto nero, nel film Due occhi diabolici, omaggio a Edgar Allan Poe, diretto insieme all'amico Romero e i recenti Jenifer e Pelts per i Masters of horror). Nel 2007 dirige il terzo episodio del trittico dedicato alle tre madri intitolato La Terza Madre toccando addirittura livelli prossimi al ridicolo. Diversa invece l'attività di produttore che vede Argento finanziare pellicole interessanti come il già citato Zombi, Demoni 1 e 2 di L.Bava, La Chiesa e La Setta di M.Soavi, M.D.C. di S.Stivaletti.
© Sergio Di Girolamo
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