THE FEAR E' ANCHE SU


Regia
Brian de Palma
Sceneggiatura
Lawrence D. Cohen, Stephen King
Produzione
Redbank Films
Cast
Sissi Spacek, Piper Laurie, Amy Irving, William Katt, John Travolta
Valutazione


Carrie lo sguardo di Satana (USA 1976)
Carrie è una ragazza emarginata con una madre bigotta che un giorno scopre di avere dei poteri psicocinetici. Da qual giorno le cose volgono al meglio per la ragazza. Un’insegnante cerca di aiutarla, un ragazzo la invita al ballo scolastico e… ma non è tutt’oro quel che luccica. Riuscirà Carrie ad avere una vita normale?

Brian De Palma ha tratto dal primo libro scritto da Stephen King un grande film. No un grande horror, ma proprio un grande film. Anzi definirlo horror lo trovo un po’ riduttivo, non perché trovo l’etichetta “film dell’orrore” è limitante (e allora cosa scrivo a fare in questo sito?) ma perché la parte più puramente horror si concentra nell’ultima mezz’ora del film. La spettacolarità di questo film risiede tutta nel personaggio di Carrie (per chi, infatti, non riuscisse a provare empatia per questo personaggio, il film sarebbe abbastanza noioso) e nella sua vita sventurata. Carrie è fondamentalmente sola: nessuno dei ragazzi a scuola si accorge di lei, tranne che per insultarla o per farle dei terribili scherzi. A casa la situazione è forse anche peggio: la madre-padrona è una bigotta fanatica religiosa. L’unica preoccupazione della donna, che non si accorge dei numerosi problemi della figlia (e che si può considerare in parte la diretta responsabile), è salvare la figlia dal peccato. E come lo fa? Non insegnando a Carrie la differenza fra ciò che è bene e ciò che è male, ma isolando la figlia dal resto del mondo, tenendola l’oscuro sui fatti della vita. E lo spettatore è contento quando vede che le cose migliorano, che alcune persone s’interessano a Carrie, che ha la forza di ribellarsi, che forse questa volta i sogni della ragazza si avvereranno. Ma si sbaglia, perché la cattiveria della gente è molto più forte delle buone intenzioni di poche persone. È così quando una sua compagna  di scuola decide di fare a Carrie, per vendicarsi di un torto subito (torto di cui Carrie non è la diretta responsabile, ma è comunque il capro espiatorio più indifeso), l’ennesimo scherzo accade l’irreparabile. Sì perché il momento magico di Carrie è stato rovinato, e quando tutta la sua rabbia esplode, non puoi certo darle torto. Non puoi condannare Carrie se con i suoi poteri sta uccidendo tutti i suoi compagni di scuola, perché sai che tutti loro hanno fatto soffrire questa ragazza, perché sai che loro hanno creato questo mostro, perché sai che stanno seminando quello che hanno raccolto (sai però che nella sua furia Carrie ha travolto anche quei pochi personaggi che volevano solo aiutarla). Alla fine scoprì però che Carrie è pentita, è ancora quel personaggio piccolo e fragile che hai visto all’inizio.  Speri che ci sia un modo di rimettere tutte le cose a posto e invece vedi che Carrie è costretta a uccidere di nuovo. Sua madre, infatti, vuole uccidere la figlia non perché è un mostro ma perché si è ribellata alla sua autorità. E alla povera Carrie non resta che difendersi, che usare di nuovo i suoi poteri e uccidere di nuovo. Alla fine Carrie, non può sopportare tutto il male che è stata costretta a fare e (con mio sommo rammarico) decide che la cosa migliore da fare è lasciare questo mondo.
Di questo film potrei dire molto altro: della scena finale del film, degli ottimi effetti speciali, dei grandi attori che vi hanno recitato, della geniale regia di De Palma ma purtroppo lo spazio si è esaurito e quindi concludo aggiungendo solo una cosa: GUARDATELO.
Curiosità: Carrie ha avuto sia un seguito sia un remake. Il seguito è una sorta di seguito/remake con due gravi difetti presentare una sorellastra di Carrie (Rachel) piuttosto antipica e far morire l’unico personaggio che nel film precedente si salva. Molto meglio il remake, che pur essendo un film per la televisione (e quindi decurtato delle scene più forti) e per avendo un’attrice nettamente inferiore a Sissi Spacek, ha però un finale diverso, meno amaro di quello dell’originale, che me l’ha fatto maggiormente apprezzare rispetto al sequel.
© Daniele Lombardi
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