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Regia
Ruggero Deodato
Sceneggiatura
Gianfranco Clerici Produzione
F.D. Cinematografica
Cast
Robert Kerman, Francesca Ciardi, Perry Pirkahen, Luca Barbareschi
Valutazione









Cannibal Holocaust (Italia, 2004)
Una troupe televisiva è scomparsa da mesi mentre girava un reportage nella giungla amazzonica. L’antropologo professor Munro è incaricato di ritrovarne le tracce. Dopo aver ingaggiato una guida locale, inizia la sua missione. Qui dopo varie peripezie, entra in contatto con una popolazione indios locale la quale custodisce molto oggetti della troupe, fra cui anche alcune bobine con il girato. Il professor Munro riesce a entrarne in possesso: ma la loro visione potrà fornire una risposta sul destino della troupe? O forse sarebbe meglio non aver mai trovato questo filmato?

Il secondo capitolo della trilogia cannibale (gli altri due sono: Ultimo mondo cannibale e Inferno In diretta) di Monsieur Cannibal (soprannome attribuito in Francia al regista Ruggero Deodato) è un film importante non solo per la storia del cinema horror, ma del cinema in generale. Importante per diversi motivi.
Il primo perché il messaggio che il film presenta è attuale ancora oggi. Infatti, non è il solito messaggio che i vari “cannibal movies” sono soliti proporre (chi sono i veri selvaggi? Gli indios o i bianchi?), che è comunque contenuto fra le righe, ma un attacco diretto all’informazione. Il film, nato come accusa diretta verso un genere preciso i mondo movies, più volte accusati di mostrare non una realtà nuda e cruda ma mediata dall’occhio della telecamera, infatti, ci fa vedere come non sia importante dare la notizia ma fare la notizia; ciò che si mostra non come si giunge al mostrato.
Inoltre è il miglior film di questo sottogenere prodotto in Italia (nonché, a mio parere, il migliore della filmografia del regista) poiché possiede diverse marce in più risposto agli altri. Innanzitutto una trama più complessa degli altri “cannibal movies” (in sintesi: un gruppo si trova nella giungla per vari motivi; incontro con i cannibali; salvezza del protagonista, o pochi altri). Un’altra marcia in più sono le musiche composte da Ritz Ortolani, soprattutto la melodia iniziale dolce e distensiva (che volutamente stona con quello che vedremo in seguito). Anche la regia di Deodato, alla sua seconda esperienza nel genere, è perfetta.

Il regista ha ormai intuito alla perfezione quali sono le riprese necessarie per un film del genere. La mano del regista s’intravede maggiormente nella seconda parte del film, quando sono visionate “le riprese eseguite dalla troupe”. Il regista riprende tutto con una telecamera a mano, tenendo presente la finzione scenica, vale a dire 4 persone che girano un documentario, poi alla fine procede anche al danneggiamento del girato (la pellicola è rimasta mesi nella giungla) in modo che nessuno possa dubitare che quello che vediamo sia un vero filmato (e alcuni all’uscita del film l’hanno creduto per davvero): un po’ come succede oggi con i vari mockumetary (di cui il regista si ritiene il padre putativo). Buoni anche i truculenti effetti speciali (quando sono effetti speciali) che il regista si vanta di aver ottenuto in maniera assai semplice, per esempio nella scena dell’impalamento, la donna sedeva sopra un palo con un sellino e contemporaneamente teneva in bocca un altro pezzo di legno che fungeva da estremità del palo, il tutto cosparso di sangue finto.
Fin qui i pregi, ma passiamo alla vera nota dolente del film: il regista ha più volte ammesso che le uccisioni degli animali filmate sono vere. Non mi voglio soffermare qui sulla moralità di questo fatto, faccio solo le seguenti osservazioni. Il film ha subito vari processi e per questo è stato condannato a non essere mai trasmesso nei palinsesti televisivi, però non è il solo in cui sono riprese delle uccisioni di animali, è uno dei pochi, però, a essere stato condannato.
Spetta,quindi, a voi  lettori decidere se quest’opera (per me un capolavoro) merita o meno la visione tenendo conto quanto finora detto. Concludo sconsigliando la visione alle persone sensibili alle scene forti e/o molto splatter. A chi è piaciuto consiglio anche la visione di Ultimo mondo cannibale, Mangiati vivi!, Cannibal Ferox e La montagna del Dio Cannibale sapendo che i suddetti film sono inferiori rispetto a questo, a chi non è piaciuto consiglio di abbandonare la visione di questo sottogenere.
© Daniele Lombardi
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