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Regia
Joe D’Amato (Aristide Massaccesi)
Sceneggiaura
Luigi Montefiori
Produzione
Filmrage
Cast
Tisa Farrow (sorella di Mia), Saverio Vallone, George Eastmann (Luigi Montefiori), Vanessa Steiger (Serena Grandi), Mark Bodin, Zora Kerowa.
Valutazione

Antropophagus (Italia, 1980)
Un gruppo di amici si reca su un’isola greca per trascorrere lì le vacanze; ma la trovano deserta. Che cos’è successo agli abitanti dell’isola? E chi riuscirà a salvarsi dal suo terribile mostro?

Il plot semplice in realtà nasconde uno dei migliori film horror italiani (e sicuramente il migliore del genere diretto da Joe D’Amato/Aristide Massaccesi). La pellicola, infatti, riesce a dosare sapientemente scene di panico ad altre in cui lo splatter più truce (almeno per l’epoca) fa da padrone. Il film inizia subito con un doppio omicidio, poi l’atmosfera si rilassa e assistiamo alle vicende di un gruppo d’amici in vacanza; ma D’amato si diverte anche qui a velare il tutto con un filo d’inquietudine (vedere la scena dei tarocchi). Arrivati sull’isola, l’atmosfera inizia a farsi minacciosa, il mistero inizia a infittirsi e l’inquietudine aumenta (il villaggio deserto, la scomparsa di Serena Grandi, la barca che lascia il porto). Da qui in poi il film va sempre in crescendo con trovate geniali (vedere la scena della ragazza cieca che esce dalla botte) e il numero dei gitanti inizia ad assottigliarsi. Da citare, per lo meno la morte di Serena Grandi che interpreta una donna incinta: il feto che ha in pancia le viene strappato dal mostro (in una delle sue prime apparizioni perché in precedenza le fattezze del mostro non sono mai mostrate, ma la sua presenza viene solo fatta intuire attraverso minacciosi rantoli, un po’ come accade nei primi episodi di “Venerdì 13” ) e divorato. Il film termina con la spiegazione dell’origine del mostro (a suo modo pietosa e spietata ma che non svelo per chi non avesse visto il film) e con la sua uccisione che avviene tramite sventramento con relativa fuoriuscita delle viscere che subito il mostro addenta in un ultimo gesto di pazzia e disperazione (altra scena bella forte). Concludo esaltando l’interpretazione di Luigi Montefiori nella parte del mostro anche se (come già detto) appare solo nel secondo tempo del film (scelta oculata di Joe D’Amato). Il suo aspetto è veramente mostruoso e i suoi attacchi fanno correre più di un brivido lungo la schiena. In sintesi un film che fa veramente paura, un must da vedere a tutti i costi, imprescindibile per i veri amanti dell’horror (soprattutto italiano).

CURIOSITA’
Il feto strappato dal ventre di Serena Grandi in realtà è un coniglio spellato.
Rosso sangue era nato come il seguito di Antropophagus poi la sceneggiatura è stata rimaneggiata lasciando soli pochi punti di contatto fra le 2 pellicole.
Prima di morire Joe D’Amato voleva dirigere Antropophagus 3. Un vero peccato per chi voleva rivedere Montefiori nella parte del mostro.
Questo valido film, appartenente al filone cannibale italiano, ma si discosta molto da quelli classici del genere (vedi “Cannibal Holocaust”). Peccato che questo modo di raccontare film in Italia non abbia trovato epigoni. Una terza tipologia di racconto cannibale è “Apocalisse domani” di Antonio Margheriti (anche quest’ultima pellicola non ha generato epigoni)
©Daniele Lombardi
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