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Regia
George A.Romero
Sceneggiatura
John A. Russo
George A. Romero
Produzione
Karl Hardman
Russel Streiner per
Image Ten Latent
Group Market Square
Productions Off Color Films
Cast
Duane Jones
Judith O'Dea
Karl Hardman
Valutazione






La Notte dei morti viventi (USA 1968)
Film spartiacque del genere horror, la pellicola di G.A.Romero sancisce il passaggio dall'orrore gotico, fino ad allora caratteristica di gran parte delle pellicole di genere, a quello metropolitano, sfruttando ambienti reali e contemporanei come città e campagne, e attualizzando il mito dello zombi, fino a quel momento legato alla tradizione haitiana del Vodoo e che in questo caso diventa un mostro affamato di carne umana.
Guardando il film è abbastanza evidente che l'intenzione del regista di Pittsburgh sembra quella di denunciare l'abuso di potere da parte delle istituzoni politiche e militari intolleranti verso il "diverso", rappresentato nella fattispecie dallo zombi. Romero non è totalmente d'accordo con tale affermazione, dichiarando nelle diverse interviste pubblicate che il film è un semplice horror senza tutte le pretese politiche attribuitegli. Tuttavia è evidente come la storia possa aprire più di una riflessione: una su tutte è, per esempio, rappresentata dall'egoismo umano rispetto alla coesione degli zombi.
Venendo alla storia il film narra la vicenda di un gruppo di persone assediate in una casa di campagna da un'orda di morti viventi cannibali. La causa non è ben nota ma dalle notizie che giungono dalla radio e dalla tv sembra che possa essere attribuita a delle radiazioni provenienti dall'esplosione di una sonda inviata sul pianeta Venere.
La prima, storica, scena del film è ambientata in un cimitero nel quale una ragazza di nome Barbara e suo fratello Johnny depositano i fiori sulla tomba del padre. La scena diventa ben presto dramatica quando vengono assaliti da un uomo che barcolla tra le lapidi. A rimetterci la vita è Johnny, mentre la sorella miracolosamente sfugge all'aggressione rifugiandosi in una casa non molto distante dal cimitero. Lì incontra Ben, un uomo di colore pratico e impavido che cerca di far coraggio alla ragazza e che si adopera subito per creare una solida barricata a base di assi alle finestre e alle porte. La comunità è destinata ad allargarsi quando dalla cantina vengono fuori altri personaggi: due fidanzati e una famiglia composta da Henry, sua moglie Helen e la loro bambina malata, perchè morsa da uno dei morti viventi. I rapporti tra Ben ed Harry sono subito tesi e nel corso del film finiranno per acuirsi , fino al tragico e beffardo epilogo. Girato in un evocativo bianco e nero, per ragioni economiche però, il film di Romero può essere considerato un esempio di cinema indipendente votato al risparmio e alimetato dalla passione. Basti pensare che gli unici veri attori sono Duane Jones che interpreta Ben e Judith O'Hara che impersona Barbara. Il resto della troupe è composto da amici dello stesso regista che per pochi spiccioli o addirittuta per nulla danno il loro generoso contributo in nome della settima arte.
Romero, che prima di allora aveva già girato un paio di cortometraggi e fondato una casa di produzione con all'attivo documentari e spot solo a scopo alimentare, mai si sarebbe aspettato il successo di critica e pubblico che ricevette il suo primo lungometraggio. La bravura del regista però è evidente: dalle inquadrature (spesso volutamente distorte e molto fumettistiche) al montaggio preciso e intelligente al servizio di una sceneggiatura scritta con l'amico (e in seguito rivale) John Russo, conivolgente ma forse poco originale dato che è evidente il debito nei confronti del capolavoro letterario di Richard Matheson, Io sono Leggenda (dove al posto degli zombi il mondo viene invaso dai vampiri).
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